mercoledì 10 dicembre 2014

Il governo dell’immigrazione nei piccoli comuni. Il mio intervento all’università degli studi Roma Tre


Immigrati e inclusione sociale è la storia di un percorso caratterizzato da restrizioni, ostacoli e barriere. All’interno della società italiana, già da qualche anno ma soprattutto negli ultimi periodi si è assistito ad una recrudescenza di sentimenti xenofobi nei confronti degli stranieri, nonostante gli appelli provenienti da più parti all’accoglienza nel rispetto dei diritti umani costituzionalmente sanciti e riconosciuti a livello europeo e nel rispetto della sicurezza e delle leggi dello Stato italiano. Tutto questo in un  Paese, l’Italia, dove l’immigrazione sempre di più si costituisce come fenomeno strutturale. Inserimento, integrazione, inclusione sono tre termini che disegnano un intero percorso:

l’inserimento vissuto come primo passo dell’accoglienza all’interno delle singole comunità deve, poi, necessariamente evolvere verso il perseguimento di una vera integrazione, cioè non solo una “presenza” all’interno di una comunità ma una “presenza attiva”, con l’obiettivo finale di una loro inclusione, cioè di un interscambio positivo e di reciproco riconoscimento di valori culturali di cui ciascuno è portatore. Certamente, possono cambiare gli strumenti e le strategie di perseguimento dell’obiettivo finale, in quanto va tenuto conto dei vari contesti di luogo in cui esso è chiamato a realizzarsi.  Quindi, è quanto mai utile e interessante il lavoro che è stato fatto, e si sta facendo, con riferimento alle realtà dei piccoli comuni, laddove si pensi che circa la metà degli stranieri in Italia risiede stabilmente in un comune sotto i 20mila abitanti. Così come mi preme sottolineare l’importanza e la necessità prevista nella terza fase del progetto di “promuovere lo scambio di buone pratiche” tra gli attori strategici dei piccoli comuni coinvolti. Tutto questo è molto importante perché credo che i processi di integrazione e, ancor più, di inclusione siano difficilmente realizzabili in modo spontaneo ma devono vedere in prima fila le istituzioni pubbliche affinché stimolino i cittadini a lasciarsi coinvolgere in progetti che li rendano protagonisti per costruire una comunità coesa all’interno della quale liberi individui siano disposti a darsi reciproco sostegno per raggiungere obiettivi comuni. Oggi, non intendo limitarmi al “grazie” per il lavoro fin qui svolto ma anche e soprattutto vuole essere un augurio per il proseguimento del cammino iniziato, affinchè il Paese dei mille campanili possa avere tante campane che insieme, in modo armonico, possano far sentire il senso dell’appartenenza ad un’unica Nazione.

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