giovedì 13 settembre 2012

Biondelli: OGGI IN IL PIU' GRANDE RISULTATO PER I MALATI GRAVI IN ITALIA


D.D.L. 3291
Norme per consentire il trapianto parziale di polmone, pancreas e intestino tra persone viventi

Il 22 maggio scorso, in sede di discussione generale sul ddl in discorso, all’interno della 12 Commissione, auspicavo una rapida conclusione dell’iter legislativo; l’odierna discussione in Aula, alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, vede realizzato il mio auspicio.
Perché era, ed è, necessaria la conclusione dell’iter legislativo, dopo l’approvazione alla Camera dei Deputati lo scorso 8 maggio?
Non si tratta di colmare un vuoto legislativo. Infatti, in Italia, già oggi, si possono realizzare trapianti da viventi; il problema è che occorre passare dalle autorizzazioni caso per caso a norme che abbiano una valenza generale, evitando quindi la richiesta di singole autorizzazioni. Dico questo perché c'è un decreto del 2000 che attribuisce ad una commissione definita «terza» le autorizzazioni nei casi di trapianto fra viventi, senza peraltro indicare specificatamente il singolo organo.
Il problema che abbiamo di fronte, quindi, non è: trapianto da vivente sì o no, bensì consiste nel dare una risposta chiara ed efficiente a quei molti malati che avrebbero bisogno di un trapianto ma, dato che gli organi sono pochissimi e largamente insufficienti, alimentano lunghe liste di attesa e spesso interviene la morte prima che arrivi l'organo donato da un donatore deceduto o vivente.
Innanzitutto occorre dire che si tratta di donazione fra viventi che non è sostitutiva della donazione da cadavere ma è aggiuntiva ad essa: anche questo è un aspetto che bisogna tener presente per non alimentare aspettative che poi sarebbe difficile soddisfare.
Il primo obiettivo di questa legge deve essere quello di far nascere una nuova sensibilizzazione intorno al valore della donazione degli organi.
Nel nostro Paese vige una disciplina importante, siamo all'avanguardia in Europa per quanto riguarda l'organizzazione dei trapianti e del sistema dei trapianti all'interno del sistema sanitario; negli ultimi due decenni l'attività di trapianto d'organi è diventata molto ampia in conseguenza dello sviluppo di competenze mediche di alto livello e soprattutto dello sviluppo di una rete organizzativa nazionale coordinata dal Centro nazionale trapianti dell'Istituto superiore di sanità.
In alcune regioni italiane, purtroppo non in tutte, l'attività di donazione di organi da cadavere è stata affrontata in modo sistematico, sviluppando strategie organizzative specifiche affidate a professionisti a ciò dedicati. È infatti evidente come la disponibilità dei donatori sia l'elemento principale che determina la possibilità di eseguire i trapianti. In altre regioni, invece, il processo, anche organizzativo, è maturato più lentamente e questo è un problema su cui riflettere, su cui ragionare e probabilmente anche su cui investire risorse e attenzioni.
In 20 anni il numero dei trapianti è quadruplicato; tuttavia, emerge quale elemento di preoccupazione, il fatto che in questo periodo l'età media dei donatori è andata progressivamente aumentando, passando dai circa quarant'anni del 1992 ai sessantacinque anni del 2011. L'invecchiamento dei donatori infatti, se è ovviamente espressione anche di un dato positivo, comporta, allo stesso tempo, minori possibilità di trapianto per i pazienti giovani e per coloro che hanno necessità di organi che non possono essere donati in età avanzata. In questa situazione in cui la donazione da cadavere ha già dato molto, è indispensabile che il nostro Paese si adegui agli standard internazionali in termini di trapianto da donatore vivente ed è quello che con questo provvedimento noi facciamo oggi.
Probabilmente si tratterà di attività numericamente meno rilevanti, perché gli organi in oggetto (il pancreas, il polmone e l'intestino) sono assai delicati e meno frequentemente trapiantabili. Si tratta, comunque, di un'attività necessaria, perché rivolta al beneficio di persone, spesso giovani e bambini, che per ragioni mediche non possono attendere a lungo o che per ragioni biologiche sono svantaggiati nella ricerca di un donatore cadavere compatibile. Si tratta, quindi, di un'attività rivolta a tutelare le persone che per la gravità della propria patologia, per età giovanile o per ragioni biologiche, sono oggi involontariamente più svantaggiate di altre in un sistema basato solo sulla donazione da cadavere.
Quindi, il disegno di legge in esame, in questo senso, fa davvero realizzare dei passi in avanti molto importanti, sia perché ha un valore sociale e umano assai forte sia perché si basa sulla validità dei principi ispiratori dal punto di vista sia scientifico sia clinico. Esso rappresenta una promozione di cultura e conoscenza della donazione che tutti insieme dobbiamo fare.

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